sabato 12 novembre 2011

La sposa cadavere

Il personaggio che ho preferito: VICTOR VAN DORT (è maldestro, timido e di buon cuore)

Il personaggio che ho odiato di più: LA SIGNORA VAN DORT (gretta, egoista, arrampicatrice sociale)

La scena che mi è piaciuta di più: IL PRIMO INCONTRO TRA VICTOR E VICTORIA

La miglior canzone: LA CANZONE DEGLI SCHELETRI


venerdì 28 ottobre 2011

The Tree of Life


Un film difficile, lungo, con un ritmo a cui non siamo abituati.
Eppure è pervaso da una bellezza mozzafiato e una profondità rara.
Certo la sua visione richiede impegno, ma ne vale decisamente la pena.
Ho già voglia di rivederlo per capirlo meglio.

venerdì 21 ottobre 2011

Arrietty - Il mondo segreto sotto il pavimento (film)


Questo film è delicato come un soffio. Scorre lento, perché i dettagli sono importanti, perché la fretta non permette di apprezzare ciò che è puro, tenero e vero. E questo storia è così. Racconta la nascita di un'amicizia tra un ragazzo malato e una "prendi-in-prestito" (così si chiama il popolo di umani in miniatura che vive nascosto nei boschi e sotto le case). I due protagonisti, come spesso accade nelle storie di Myazaki, sono giovani eppure tanto più coraggiosi e dignitosi della maggior parte degli adulti. Arrietty è forte, impavida e piena d'amore verso i due genitori (con la madre, donna ansiosa, si mostra anche paziente e protettiva); Sho, invece, è un ragazzo solo, col cuore malato eppure libero da ogni rancore; è anche discreto e rispettoso nel suo avvicinarsi ad Arrietty, nei suoi tentativi di conoscerla. Davvero due personaggi da ricordare.
E che dire dei disegni, della cura con cui sono rappresentate le minuzie della casa per le bambole (chi non vorrebbe una casa simile?!), della luminosità e liricità che pervadono il giardino fiorito in cui Sho passa tanto del suo tempo? E' come musica per gli occhi. Questi disegni rendono protagonista ciò che è bello, educano a osservare con attenzione, a indugiare, perché il cuore abbia il tempo di colmarsi.
Sicuramente un film che rivedrò volentieri!

lunedì 10 ottobre 2011

"Angel", di Sarah McLachlan

Spend all your time waiting
For that second chance
For a break that would make it okay
There’s always one reason
To feel not good enough
And it’s hard at the end of the day
I need some distraction
Oh beautiful release
Memory seeps from my veins
Let me be empty
And weightless and maybe
I’ll find some peace tonight

In the arms of an angel
Fly away from here
From this dark cold hotel room
And the endlessness that you fear
You are pulled from the wreckage
Of your silent reverie
You’re in the arms of the angel
May you find some comfort there

So tired of the straight line
And everywhere you turn
There’s vultures and thieves at your back
And the storm keeps on twisting
You keep on building the lie
That you make up for all that you lack

It don’t make no difference
Escaping one last time
It’s easier to believe in this sweet madness oh
This glorious sadness that brings me to my knees

In the arms of an angel
Fly away from here
From this dark cold hotel room
And the endlessness that you fear
You are pulled from the wreckage
Of your silent reverie
You’re in the arms of the angel
May you find some comfort there
You’re in the arms of the angel
May you find some comfort here

domenica 11 settembre 2011

"Una famiglia americana" di J. C. Oates


Pagine: 506
Voto: 7.5

Di recente non ho avuto tempo di scrivere le impressioni sulle mie letture; riprendo il mio diario di lettrice onnivora con un romanzo della Oates, "Una famiglia americana". L'avevo già letto alle superiori e ora, a circa 5 anni di distanza, ho deciso di riprenderlo in mano.
Non è stata una lettura in discesa, né la prima volta né adesso. E' un romanzo tortuoso, in cui le digressioni prendono più spazio della narrazione vera e propria, il che a volte mi irritava e mi spingeva a chiudere il libro con fare risentito. Però è anche un romanzo che scava a fondo, che si focalizza sul cuore umano rendendolo protagonista. Ne porta in superficie ombre e sfumature, senza pretendere di raccontarle in modo coerente ed esaustivo, perché è impossibile, "homo mundus minor"... (ma di più!)
E' la storia di una famiglia felice e caotica, che all'improvviso viene sconvolta da un evento tragico, lo stupro dell'unica figlia femmina, Marianne. A quel punto tutto si sfascia, si sgretola, e la famiglia di un tempo, quella da ritratto fotografico, non è altro che un ricordo doloroso. L'autrice racconta il percorso che ogni personaggio deve compiere per riuscire a superare (non a dimenticare) il male che li ha colpiti.

Citazioni

"Poteva scappare! Aveva tentato il normale; era stato un misero fallimento".


"-Whit, eddai! Questi sono solo pii desideri.

-E' il modo migliore di pensare, Patrick. Desiderare. Lo imparerai anche tu".


martedì 12 luglio 2011

"Perché l'amore qualche volta ha paura", di Guillame Musso


Voto: 2/5
Pagine: 304
Trama: Gabrielle ha avuto solo due uomini nella vita. Suo padre e il suo primo amore. Uno è il ladro di opere d'arte più ricercato al mondo, l'altro è un poliziotto di fama internazionale. Anni fa li ha persi entrambi, ora il destino decide di farglieli incontrare di nuovo...
Devo dire che questo romanzo di Musso mi è piaciuto meno del primo.
Gli ingredienti sono sempre gli stessi: una trama ben congegnata (inverosimile, ma comunque ben congegnata, con tutti gli elementi che si incastrano a dovere), personaggi feriti alla ricerca della felicità, scrittura scorrevole (anche se in questo romanzo mi è sembrata più pretenziosa rispetto a "Quando si ama non scende mai la notte"). Insomma, i due libri sono scritti secondo la stessa logica: quella di offrire una storia avvincente, che catturi il lettore. Eppure, l'altro romanzo era più bello, mi aveva coinvolta di più (non per niente, l'avevo divorato in una sera). Probabilmente la sua trama e i suoi personaggi mi erano più congeniali...Con questo secondo Musso, invece, ho fatto più fatica. Comunque il genere è sempre lo stesso, quindi chi ama l'autore può leggerlo senza temere bizzarre sorprese.
Citazione: "Lei non era così: non era né cool né affascinante né positiva. Si trascinava un malessere persistente e preferiva il rigore dell'inverno newyorchese al tiepido clima californiano"

martedì 5 luglio 2011

"Valle dell'erica", di Elinor Childe

Pagine: 224
Voto: 2/5
No, non è un libro molto valido (per fortuna l'ho pagato solo 3 euro e 75 centesimi!).
I dialoghi sono assurdi, sembra che tutti i personaggi siano pozzi di cultura, capaci di snocciolare citazioni e aforismi in qualsiasi frangente...neanche avessero un florilegio al posto del cervello.
La sintassi, poi, è di una pesantezza immotivata, con periodi lunghi e complessi spesso senza sostanza!! Sembra che l'autrice sia convinta che per scrivere bene sia necessario scrivere complicato. Niente di più lontano, a mio parere, dalla verità. Un bravo scrittore si svela nell'esprime con naturalezza anche i pensieri più profondi e intricati (magistrale, in questo senso, Maupassant, che mi ha colpito non poco per questa sua capacità nel romanzo "Pierre e Jean").
Insomma, per me, una lettura negativa.

venerdì 1 luglio 2011

"La donna in bianco" di Wilkie Collins

Pagine: 688
Voto: 3.5/5

"La donna in bianco" mi è piaciuto senza farmi impazzire. Sarà che, nel panorama della letteratura anglosassone, sono abituata a scovare dei veri gioiellini (vedi "Il mulino sulla Floss", "Mansfield Park", "Cime tempestose", "Tess dei d'Urberville", ma anche il più recente "La canonica di Framley"). Di conseguenza, quando leggo un classico inglese, le mie aspettative sono molto alte.
"La donna in bianco" è un buon romanzo, sostanzioso eppure scorrevole, con alcuni personaggi tratteggiati magistralmente (su tutti, il conte Fosco); tuttavia non è riuscito a sorprendermi come avrei voluto. Il mistero non era poi questo granché...ne avevo letto tante lodi sperticate, ma non riesco a condividerne l'entusiasmo.

martedì 21 giugno 2011

"The outsiders", di S. E. Hinton

Pagine: 180
Voto: 5/5
Letto in lingua originale

Ebbene, dopo aver letto Tex, mi è venuta voglia di rileggere il primo romanzo della Hinton, "The Outsiders" (che poi è l'unico suo libro pubblicato in Italia, dove è conosciuto col titolo "I ragazzi della 56a strada").
E' la storia di Ponyboy, un ragazzo di quattordici anni, e del suo gruppo di amici, i "greasers", che provengono dalla parte povera di Tulsa, Oklahoma. Siamo nei primi anni 60 e nel libro se ne respira l'atmosfera: drive-in, Elvis e brillantina. I "greasers" sono perennemente in conflitto con i "Socs", i ragazzi ricchi che girano in Mustang e vestono bene.
Ora, la morale del libro è che, "greaser" o "Soc", non c'è poi molta differenza: si soffre da ambedue le parti, ci sono i buoni e i cattivi dappertutto. Ma la verità è che -sia mentre leggi sia a romanzo terminato- te ne frega ben poco della morale. Tutto quello che senti è che i "greasers", quelli che sentono too violently, sono la parte da cui vuoi stare. I capelli pettinati con la brillantina, la sigaretta che dà un'aria tough...ma soprattutto la lealtà assoluta che lega questo gruppo di ragazzi. Chi non vorrebbe far parte di un gruppo così?

Citazione: "Our one rule, besides Stick together, is Don't get caught"

domenica 19 giugno 2011

"Quando si ama non scende mai la notte", Guillame Musso

Pagine: 260
Voto: 4/5

Trama: la scomparsa dell'unica figlia, Layla, distrugge i genitori, che si dividono. Ma cinque anni dopo il tragico evento, la bambina viene ritrovata esattamente nello stesso luogo in cui era scomparsa...

Sicuramente, la storia non è verosimile.
Sicuramente, c'è qualche stereotipo di troppo.
Insomma, agli occhi di un lettore severo questo romanzo varrebbe poco.
Però... però bisogna riconoscere che Musso ha un'abilità notevole nell'intrecciare storie che coinvolgono, che avvincono, che tengono col fiato sospeso.
E non scrive male, bisogna concedergli anche questo.
Certo, coi suoi romanzi mira a fare presa su un ampio pubblico, e ricorre a parecchi trucchetti per accattivarsi il lettore (personaggi compatibili per cui la simpatia scatta immediata; capitoli interrotti sempre nel momento cruciale, così da stimolare il proseguimento della lettura; colpi di scena che sorprendono e che tengono alta l'attenzione).
Insomma, Musso è furbo. Però è anche capace. E fa tornare protagonisti i buoni sentimenti: un libro così, ogni tanto, non fa male secondo me.

giovedì 16 giugno 2011

"Tex" di S. E. Hinton

Pagine: 211
Voto: 5/5
Letto in lingua originale
E' il terzo libro della Hinton che leggo, e anche questo è promosso a pieni voti!
La storia è incentrata sul rapporto fra il protagonista Tex, ragazzo positivo, vivace, forse un po' ingenuo, e il fratello Mason, diciassettenne sarcastico, pieno di risentimento, costretto a tacere un doloroso segreto.
Dei romanzi della Hinton mi piace tutto: i personaggi per primi. Sono realistici, ti entrano subito nel cuore, positivi o negativi che siano. Spesso mi capita di affezionarmi anche a personaggi secondari, che occupano poco spazio nella storia, ma che quando ci sono le danno luce: in questo caso, sono cascata su Johnny, il migliore amico di Tex, combinaguai ribelle e leale.
La trama è perfettamente calibrata: scorre veloce, senza essere superficiale. Una pagina tira l'altra, come le ciliegie, e alla fine ci si sente soddisfatti di ciò che si è letto, senza avere la sensazione che manchi qualcosa come accade con altri libri "facili". Nel caso di "Tex", poi, l'autrice ha regalato il lieto fine, cosa di cui io personalmente avevo bisogno...il finale di un altro romanzo della Hinton -"That was then, this in now"- mi aveva lasciata depressa per giorni...e anche la fine di "The outsiders" non era esattamente il solletico sotto i piedi...
Insomma, "Tex" mi è proprio piaciuto: fresco, coinvolgente, country... Perché non è tradotto in italiano???? "Twilight" sì e "Tex" no??? Sono indignata!
Citazione (è il protagonista a parlare): "Johnny, there are people who go places and people who stay, and I think we stayers ought to stick together"

lunedì 13 giugno 2011

"Lettera di una sconosciuta"


Pagine: 83
Voto: 3.5/5

Il mio primo incontro con Zweig.
Un racconto delicato, ma allo stesso tempo struggente.

sabato 11 giugno 2011

"Marilyn e JFK", di Francoise Forestier

Pagine: 288
Voto: 2/5

Non mi è piaciuto. L'autore, innanzi tutto, non documenta la sua versione dei fatti, si limita a sentenziare. E poi parla di tutti -ma dico davvero tutti- i personaggi come di persone abiette, negative ed egoiste. Non li presenta come esseri umani colti nella loro fragilità, ma come persone squallide, punto. Non sembrano nemmeno veri, tanto sono negativi.
Non c'è spazio per altro che l'occhio onniscente e presuntuoso dell'autore, che giudica e condanna tutti.
Una lettura spiacevole.

sabato 4 giugno 2011

"Amiche per la pelle", di Christopher Pike


Pagine: 168
Voto: 4/5
"Amiche per la pelle" e' sicuramente un buon giallo per adolescenti.
L'ho acquistato perché, intorno ai tredici anni, avevo preso in prestito il libro "Week-end" da mia sorella e mi era piaciuto un sacco, l'avevo letteralmente divorato (a dire il vero, continua a piacermi molto tuttora, visto che ogni tanto me lo rileggo di gusto..). Fatto sta che l'autore di "Week-end" è lo stesso di "Amiche per la pelle", e allora...non ho resistito e ho dato l'assalto al portafogli! E l'acquisto mi ha soddisfatto.
"Amiche per la pelle", come "Week-end", si fa leggere tutto d'un fiato e regala dei momenti di autentica tensione. I due romanzi hanno una struttura molto simile: in entrambi i casi, un gruppo di amici condivide un evento tragico e, a distanza di anni, si ritrovano insieme, in una casa isolata dal resto del mondo, e il passato torna a tormentarli. In entrambi i romanzi, inoltre, la protagonista è una ragazza dolce, intelligente, in qualche modo minacciata da una coetanea particolarmente avvenente, che poi si rivela non essere cattiva come sembra.
In "Week-end" il giallo è costriuto meglio ed è davvero impossibile individuare il colpevole prima della fine. Qui, invece, il mistero regge meno.
Fra i due, ritengo che "Week-end" sia la prova più riuscita, ma anche "Amiche per la pelle" è un libro valido. Entrambi possono essere usati per avvicinare i ragazzi alla lettura, essendo accattivanti e facili da leggere.

mercoledì 1 giugno 2011

"Upstate" di Kalisha Buckhanon




Pagine:247




Voto: 3/5




Letto in lingua originale








Questo libro non si trova in Italia, l'ho scoperto su amazon e comprato via ibs.

E' incentrato sulla corrispondenza tra due ragazzi di colore, Natasha e Antonio, corrispondenza che inizia quando lui viene incarcerato con l'accusa di aver ucciso il padre.

La lettura è accattivante e scorrevole, il linguaggio scelto dall'autrice è molto realistico: ci sono errori, ellissi verbali, parolacce. Insomma, il carteggio sembra proprio scritto da due diciassettenni di Harlem.
Nonostante la freschezza, il libro non mi ha convinta del tutto. Spesso mi sembrava di leggere una storia già sentita: famiglie di colore che vivono in ambienti degradati, con padri ubriaconi e madri vittime; l'amica che resta incinta prima di finire le superiori; la protagonista che considera il college la soluzione di tutti i suoi problemi. Non che ci sia niente di sbagliato in una storia così, solo che a volte mi sembrava un'accozzaglia di stereotipi.

Poi il personaggio di Natasha mi dava sui nervi: il tuo ragazzo è chiuso in galera, e tu non fai che scrivergli di quanto sei felice e di quanto bene vada la tua vita? Mi è sembrato un'atteggiamento un po' insensibile. Lei aveva certo il diritto di continuare con la propria vita, ma forse poteva evitare di ricordare a lui tutte le cose che si stava perdendo.



sabato 28 maggio 2011

"La Canonica di Framley", di Anthony Trollope

Pagine: 680

Voto: 8/10


Trama: "La Canonica di Framley" racconta dello sforzo di un giovane ecclesiastico, caduto in qualche perdonabile scapestratezza, per riconquistare la fiducia della sua nobile e conformista protettrice, e delle manovre parallele della sorella di lui e del figlio di lei per ottenere il consenso alle nozze. Ma rappresenta in realtà, con un estraniante romanticismo senza numi e demoni, la vita di provincia in età vittoriana e quella quieta tempesta che sembra sempre minacciarla.


“La Canonica di Framley” è innanzi tutto un libro ansiolitico. Scorre con fluidità e costanza, senza brutte sorprese. E' come una lunga passeggiata in campagna: ci possono essere dei frangenti in cui ci si sente un po' stanchi, ma ciò che prevale è un senso di benessere e intima soddisfazione. Non è che il libro racconti di una realtà pura e incontaminata, i problemi ci sono: debiti e puritanesimo, invidia e maldicenze...il Barset non è un mondo perfetto. Eppure, nel corso della lettura, ci si sente sicuri che tutto andrà a concludersi per il meglio. E infatti il lieto fine arriva. Come è scritto nella postfazione, “Framley ha resistito agli attacchi esterni e alle rivoluzioni interne, e ancora una volta l'ordine regna nel Barset”.
Oltre ad essere ansiolitico, questo libro è assai ricco. Le vicende raccontate sono molteplici e si alternano nel corso dei vari capitoli. La mia preferita è sicuramente quella che vede come protagonisti Lucy Robarts e Lord Lufton, innamorati ostacolati dalla madre di lui. Ho ammirato la forza di Lucy, la sua intelligenza e il suo coraggio. Ma ancora di più ho ammirato Lord Lufton, che all'inizio pare solo un bel ragazzo, viziato dalla madre e agognato dalle fanciulle, e poi invece si rivela in tutta la sua lealtà e determinazione, diventando il vero eroe romantico della storia: non solo resta saldo nel suo amore per Lucy anche quando tutto sempre perduto, ma interviene pure a salvare l'amico (e futuro cognato) Mark Robarts dalla rovina. Anche i personaggi di Mark e sua moglie Fanny mi sono piaciuti: sono così autentici nella loro semplicità e così teneri nel loro reciproco attaccamento!
Ho trovato un po' faticosi i capitoli dedicati alla politica...ma come dicevo è un libro ricco, Trollope intreccia vari piani narrativi ed è impossibile che piacciano tutti allo stesso modo.

mercoledì 18 maggio 2011

"Il mistero del treno azzurro", di Agatha Christie



Pagine: 239


Voto: 4/5


Trama: Il celebre Treno Azzurro è in viaggio verso la propria meta, la Riviera Francese. Una mattina viene trovato il cadavere di una donna in uno scompartimento. Si tratta di Ruth Kettering, figlia di un milionario americano. Chi sarà stato ad ucciderla? Poirot, chiamato in causa dal padre della vittima, risolverà il mistero.






Anche stavolta la Christie va a segno.



E' vero che avevo intuito il colpevole già intorno a metà romanzo, ma nonostante questo l'attenzione non è calata: sono sempre curiosa di vedere come se la sbriga Poirot, di capire come lavora la sua testolina belga. Sì, perchè io indovino un po' a caso, lui invece spiega sempre tutto con ragionevolezza e metodo.



Ho apprezzato molto il personaggio di Derek; del resto non poteva essere altrimenti: ho sempre avuto un debole per quelli che sembrano cattivi, MA. In particolare, mi è piaciuto il fatto che pur apparendo una persona labile, di scarsa affidabilità, sia in realtà dotato -a suo modo- di un forte rigore morale, che dimostra quando rifiuta la proposta di Van Aldin e i ricatti del conte e di Mirelle. Sa che un suo no potrebbe costargli tutto, eppure va fino in fondo, dimostra un coraggio che da un uomo del suo stampo non ci si aspetta. Ed è bello quando un personaggio ci sorprende in positivo.



I romanzi della Christie hanno un che di rassicurante. Sarà che alla fine tutto si spiega, sarà che tra i suoi personaggi ci sono tante persone per bene e degne di stima... Leggere i suoi libri è come entrare in un mondo in cui tutto ha un senso, e si tratta di un senso buono. Chi non vuole rifugiarsi in un posto così, every once in a while?





Citazione: "Voi siete giovane, mademoiselle, ma dovete imparare che ci sono tre cose cui non si può mettere fretta: le bon Dieu, la natura, e i vecchi".

lunedì 16 maggio 2011

Strike 1

"Sarebbe molto semplice


se almeno avessi un complice


col quale condividere


quest'avventura inutile.


Il fatto più strano e illogico


è che nonostante che lo so


continuo a fare debiti con me"



Vasco, "Vivere non è facile"


domenica 15 maggio 2011

"La culla del mio nemico", di Sara Young

Pagine: 405

Voto: 4/5


È il 1941 in Germania e, al Lebensborn di Steinhöring, è appena arrivata una ragazza olandese scortata da due soldati. Lebensborn significa "Sorgente di vita" e dietro questo nome così poetico si cela un progetto di Himmler: creare sul suolo tedesco e nei territori occupati cliniche e istituti in cui far nascere e allevare la progenie delle coppie "razzialmente pure", i figli dell'"autentica razza ariana". Ma la ragazza appena arrivata, non è quella che i nazisti aspettavano.


Ho divorato questo libro nel giro di tre giorni, nonostante i numerosi impegni e la stanchezza. "La culla del mio nemico" è la classica lettura che prendo in mano ad ogni ritaglio di tempo, anche se minimo: mentre aspetto fuori dall'asilo i miei nipotini, mentre sono seduta sul bordo della vasca a lasciare agire il balsamo, mentre sto in macchina ad aspettare che mio fratello esca dal supermercato, mentre bevo il caffè dopo pranzo. E' successo anche che venerdì notte c'era il temporale e mi sono svegliata: non riuscivo più ad addormentarmi così mi sono messa a leggere alle quattro di mattina, e l'unica cosa che mi ha fermato è stato il saltare della corrente.

Insomma, questo libro mi ha coinvolta, e ieri sera, avendo del tempo per me, mi sono seduta sul divano alle sette e ci sono rimasta senza interruzioni fino alle dieci, per finire la storia.

Ok. Ora freno.

Non è un libro straordinario. Ci sono dei passaggi un po' "stonati", e in alcuni punti si ha come l'impressione che l'autrice scriva quello che il lettore vuole leggere. Non saprei spiegarlo meglio di così...comunque è un libro con le sue pecche.

Resta il fatto che NON sono una lettrice selettiva, NON apprezzo solo i romanzi "importanti", mi piace leggere di tutto, anche i libri imperfetti. "La culla del mio nemico" è una storia appassionante e forte, che ha il merito di far conoscere un aspetto del nazismo poco conosciuto: quello dei Lebensborn. Io non sapevo niente di questi luoghi, di questi "nidi" in cui si covava la razza ariana. Agghiacciante.
Poi c'è anche la storia d'amore (anzi, ce ne sono due) a regalare dei momenti di distensione, il che non mi è dispiaciuto.
In conclusione, un buon libro. A me è piaciuto, nonostante non sia un capolavoro.

mercoledì 20 aprile 2011

"I cani e i lupi", di Irene Nemirovsky

Pagine: 234


Voto: 3.5/5


Questo è il primo romanzo che leggo di Irene Nemirovsky, scrittrice osannata dalla critica e da poco riscoperta anche dal grande pubblico. L'impressione che ne ho tratto è decisamente positiva e prossimamente acquisterò altri suoi libri.

La Nemirovsky ha una capacità descrittiva eccellente. I suoi personaggi, mentre vengono presentati, si materializzano davanti ai nostri occhi senza nulla di macchinoso o forzato. Alcune immagini, poi, mi hanno davvero colpito, come quella di due "grandi occhi scintillanti e foschi al contempo, come la fiammela di una lampada a olio". Si tratta di immagini semplici, eppure così precise ed azzeccate da destare stupore.

Anche gli animi dei suoi personaggi sono sondati con cura, e non solo quelli dei protagonisti. Mi vengono in mente i due zii di Harry, figure assolutamente marginali che pure vengono presentati dettagliatamente, così che nel giro di poche pagine il lettore ne ha un'idea ben definita. La Nemirovsky non trascura niente. Il suo romanzo è come un organismo in cui tutte le componenti sono importanti, anche quelle apparentemente più trascurabili. I personaggi che mi sono piaciuti di più sono stati Ada e Ben. Ada mi ha colpito per una questione puramente istintuale: l'ho sentita simile a me, e non a caso nel corso della lettura ho sottolineato diversi passaggi in cui, mentre l'autrice parlava della sua protagonista, mi sembrava che scrivesse di me! Ben, invece, mi ha colpito per l'originalità del suo carattere. Non è un personaggio simpatico e non è facile provare empatia nei suoi confronti, eppure colpisce. E' astuto, intelligente, e la sua capacità di non provare affezione per niente e nessuno lo rende quasi sovrumano.

Altra cosa azzeccata di questo libro, il titolo, "I cani e i lupi", che implica la presenza di due nature diverse, una addomesticata e una selvaggia, e in effetti questa duplicità è una delle componenti essenziali del romanzo. I cani sono i personaggi come Harry e la sua famiglia: quelli che provengono da un mondo "selvaggio" ma che lo hanno abbandonato, per entrare a far parte di un ambiente ricco, composto, ordinato. In altre parole, i cani sono gli ebrei che si sono lasciati addomesticare, per integrarsi nel mondo dei gentili. Poi ci sono i lupi, come Ada e Ben. E' proprio quest'ultimo a far emergere la forte differenza che separa i due mondi, quando spiega ad Ada perchè tra lei ed Harry non potrà funzionare: "L'hai riportato a forza tra di noi, tra la marmaglia giudea, tra gli avventurieri, gli emigrati, i meteci. Lui che aveva buone conoscenze, una famiglia, un patrimonio, che aveva sposato una francese! Te l'immagini? Te l'immagini il contrasto?"

Il motivo per cui non do un voto più altro di 3.5 è duplice. Da una parte perchè sono rimasta un po' delusa: leggendo le recensioni in rete, mi ero convinta che questo romanzo sarebbe stato una di quelle letture fulminanti che lasciano un segno indelebile. In realtà, l'ho trovato semplicemente un buon romanzo, un libro valido...ma niente di sconvolgente. In secondo luogo, la trama non mi ha coinvolta in modo particolare, soprattutto a causa dei frequenti salti temporali. Tendo a preferire i romanzi che si concentrano su un unico periodo, senza ellissi significative.

In ogni caso, è un romanzo assolutamente consigliabile.

Credo che il mio prossimo acquisto nemirovskiano sarà "Suite francese".


Citazioni


E che desidera Harry? Qualcosa al di sopra di lui, certo, come sto facendo io...Qualcosa di talmente grande, e in cui è racchiusa ogni felicità, da essere irraggiungibile.


"Ma io non sono una donna" pensava. "Ci sono persone senza età, e io appartengo a questa categoria. A dodici anni ero una vecchia, e quando avrò i capelli bianchi sarò, nell'animo, tale e quale a oggi".

mercoledì 13 aprile 2011

"Il castello di Crowley", di Elizabeth Gaskell

Pagine: 94 Voto: 3/5
Trama: una short story ambigua e crudele dove un anziano custode che fa da guida nelle rovine di un castello normanno racconta a frammenti la storia della protagonista, come un racconto di formazione femminile intorno a una colpa segreta.


"Il castello di Crowley" è un racconto, non un romanzo, e già questo influenza parzialmente il mio giudizio. Perchè io non sono una grande fan dei racconti. Prediligo le storie di ampio respiro, quelle che ti risucchiano nel loro vortice e che ti fanno immedesimare nei personaggi. Forse è un approccio alla lettura vagamente infantile, ma... così è! Per questa mia innata freddezza verso i racconti, la storia della Gaskell non è riuscita a catturarmi del tutto. La lettura è stata troppo veloce, è scivolata via prima che avessi il tempo di sentirla mia.

D'altra parte, se metto da parte le sensazione soggettive e mi concentro obiettivamente sul testo, non posso che dirne bene: la scrittura è semplice, pulita, ma allo stesso tempo curata (trattasi di quel tipo di scrittura che oggi è in via di estinzione...). Anche la scorrevolezza è un punto forte di questo racconto: la trama è accattivante e una volta iniziato a leggere non si riesce a smettere fino a storia conclusa.

Alla fine, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, ne esce un 3/5.

"Germinale" di Emile Zola

Pagine: 530

Voto:4/5




Ok, il cuore è pesante e viene voglia di strapparselo dal petto. Il senso di solitudine inghiotte. E quale momento migliore per ascoltare Nick Cave e recensire "Germinale" di Zola?


Trama da ibs: Étienne Lantier, figlio di Gervaise Macquart, trova impiego nelle miniere del Nord della Francia, all'epoca della prima rivoluzione industriale. Sconvolto dalle durissime condizioni di vita dei minatori, Étienne organizza la resistenza, ma lui stesso, insieme alla ragazza di cui è innamorato e al rude amante di lei, finirà per rimanere intrappolato in una galleria.


"Germinale" è un libro tosto che, mentre lo leggi, ti fa spronfondare all'inferno. Basta la miniera in cui gli operai lavorano ogni giorno a far pensare immediatamente al luogo dell'eterna dannazione: c'è un caldo bruciante, i cunicoli sono tanto stretti che lavorando ci si scortica la pelle, l'aria che si respira è malsana, soffocante, e il rischio di esplosioni è onnipresente. Ed è buio, tanto buio, perchè si è sotto terra. Io stessa, mentre leggevo, provavo una sensazione di claustrofobia e disagio. Volevo uscire dalla miniera.

Ma l'inferno dei minatori non è solo questo. La vita alla luce del sole non è tanto migliore di quella sotterranea. La povertà è totale, ed è resa ancora più odiosa dalla presenza dei grassi borghesi, omuncoli chiusi nel loro mondo di opulenza e benessere, convinti che i minatori non abbiamo motivo di essere scontenti.

Dopo la povertà, ciò che più colpisce nella vita dei disgraziati protagonisti, è lo squallore. Le ragazze vengono sverginate con la forza, prima ancora di essere diventate donne. Il sesso è l'unico piacere che i minatori possono concedersi, perchè non costa niente, e allora diventa quasi un'ossessione, viene fatto ovunque e in qualunque momento: nei cunicoli della miniera, per le strade del villaggio, in mezzo all'erba dei campi. E i bambini sono inquietantemente precoci. Tra tutti i personaggi, quello che più mi ha turbato è stato Jeanlin, bambino sadico e crudele, che tiranneggia sui suoi amichetti e che arriva a compiere un omicidio per il semplice gusto di farlo. E' una figura tanto angosciante, che nella mia testa lo immaginavo involontariamente con l'aspetto di Gollum (sì, la creatura consunta de "Il signore degli anelli").... Insomma, quella dei minatori è davvero una vita d'inferno, dalla quale sembra non esserci via d'uscita (tanto che uno dei personaggi, Suvarin, estremista di origini russe, ritiene che l'unica soluzione per ottenere giustizia sia sterminare gran parte del genere umano e ricominciare da capo).

Nonostante tutto questo, nonostante "Germinale" sia una storia cupa e per certi versi agghiacciante, è una lettura che consiglierei. E' un romanzo impregnato di umanità, con dei personaggi che restano nel cuore, come Etienne, Catherine e i coniugi Maheu. E' un romanzo dove è rappresentato con forza inaudita il desiderio proprio di ciascun cuore umano, quel desiderio che ci rende tutti uguali: l'anelito alla felicità. E' un romanzo scritto magistralmente, che riesce a suscitare emozioni fortissime: si odia, si ama, si spera, si prova angoscia...non si può provare indifferenza.


Citazione: "E' necessario un angoletto di menzogna, dove ci si diverte a regalarsi le cose che non si potranno mai possedere"

martedì 5 aprile 2011

"Rosa d'inverno", di K. E. Woodiwiss

Pagine: 488



Voto: 1/5




Trama da ibs: "Inghilterra, 1792. Lord Saxton è un uomo potente e crudele. Le fiamme di un furioso incendio gli hanno sfigurato il volto, che da allora cela sotto una maschera di cuoio. Al "mostro" " viene data in sposa la giovane e delicata Erienne da un padre privo di scrupoli. Il destino della sfortunata ragazza pare segnato. A meno che non riesca a scoprire chi si nasconde veramente dietro quella maschera".




Di recente, ho acquistato tre libri con un solo scopo: quello di avere a disposizione una lettura leggera. I tre libri in questione sono "I giorni del tè e delle rose", "Il lupo e la colomba" e "Rosa d'inverno". Ebbene...sono state le letture peggiori dell'ultimo periodo. Non mi limiterei a definirle inutili (come capita che sia, nel 90% dei casi, un romanzo leggero), ma aggiungerei "irritanti e noiosi".

Ho fatto una fatica ad arrivare fino alla fine senza saltare pagine...ma ce l'ho fatta! -->Nadia eroica<--

Che dire? Mi sembra inutile recensire questo romanzo: i difetti sono sostanzialmente quelli rilevati con gli altri due libri incriminati sopra: personaggi di un'inverosimiglianza fastidiosa, trama allungata con insulsaggini a profusione, romanticismo dozzinale...

In conclusione, ho dato una chance al genere romance (anzi, gliene ho date tre), e ho capito che non fa per me. Ho provato e ho scoperto.

martedì 29 marzo 2011

"Il ragazzo del parco", di Dakota Lane


Pagine: 165

Voto: 2.5/5


Trama da ibs: Deirdre non ha ancora superato il dolore per la morte della madre quando il padre la strappa all'amata New York per trasferirsi in una cittadina di provincia. La vita non è semplice se hai per padre un pittore scapestrato con l'hobby delle donne e tuo fratello si è chiuso in un silenzio inespugnabile. Così come non è facile integrarsi quando per i nuovi compagni di scuola sei solo una yankee dal seno piatto e l'aria insignificante. Finché un giorno non arriva Johnny. Johnny il disperatamente bello. Johnny dagli occhi color della notte che ti catturano senza scampo, il sogno segreto di ogni ragazza... anche se in città si vocifera che sia dotato di poteri molto pericolosi. Età di lettura: da 12 anni.

Ogni tanto leggo libri per bambini/ragazzi. Mi aiuta a mantenere la giusta prospettiva sulle cose.

E ci sono romanzi grandiosi, come "Tom Sawyer", "I ragazzi della via Pal", "L'isola del tesoro", che pur essendo indirizzati a un pubblico giovane, sono adatti ai lettori di qualsiasi età.

Purtroppo questo non si può dire de "Il ragazzo del parco" (titolo originale "Johnny Voodoo"), che è un tipico libro per ragazzine, difficile da apprezzare oltre i 14/15 anni. Non che sia scritto male, anzi ci sono alcuni buoni spunti, ma...non saprei. Manca di quella ricchezza, di quell'originalità che rende un romanzo per ragazzi apprezzabile anche per un pubblico adulto.

Si tratta di una storia semplice, di personaggi semplici (alcuni vagamente irritanti, come la madre-migliore-amica...figura che va molto di moda ma che non mi convince). Ci sono dei passaggi "goffi", che per un lettore over 15 hanno del ridicolo (mi riferisco, ad esempio, agli approcci fisici tra i due protagonisti, approcci che sono innaturali, forzati e fanno un po' ridere).

Comprando il libro, avevo puntato molto sul personaggio di Johnny. Sembrava interessante...invece no (osservo in aggiunta che il tentativo di rendere originali e controcorrente i personaggi impregnandoli di spirito new age -respiri di coppia in mezzo al bosco et simili- non mi sembra tanto ingegnoso).

Comunque, nel complesso il libro non è da buttare, specie se reintegrato nella fascia d'età prevista dall'editore. Tra l'altro, è ambientato nella mitica Louisiana....


Citazioni: "E' strano come il modo in cui si percepisce una persona -prima positivo, poi negativo, passando per tutti gli stadi intermedi- possa cambiare in continuazione quando in realtà la persona è sempre la stessa, e quello che cambia è solo il modo in cui la si guarda".

sabato 26 marzo 2011

"Agnes Browne ragazza", di Brendan O'Carroll


Pagine: 229
Voto: 3.5/5


Trama in sintesi: si racconta di come i genitori di Agnes si siano conosciuti e sposati, e poi si ripercorrono i primi vent'anni di vita della protagonista.


Ebbene, ho appena finito di leggere questo romanzo e...la mia idea è che la storia scorra troppo velocemente. 230 pagine per coprire circa 30 anni di vicende mi sembrano un po' poche. Il materiale era buono, ma andava approfondito. Per dirne una, la sola storia di Bosco e Connie (i genitori di Agnes, due figure meravigliose) meritava un romanzo a parte! Mentre leggevo le pagine relative alla loro storia, ero completamente rapita, e mi sarebbe piaciuto saperne di più. Insomma, O'Carrol riesce a suscitare l'interesse del lettore, ma poi lo delude perchè resta in superficie.
Nel complesso la storia è simpatica, scorrevole...ma non mi sembra meritare le lodi sperticate che ha ricevuto. E' troppo semplicistica.
I personaggi sono pittoreschi, vivaci, ma un po' stereotipati. Ripeto, i migliori sono Bosco e Connie, che meritavano più spazio (O'Carroll, perchè non mi scrivi un romanzo su loro due?! Me lo scolerei tutto d'un fiato).
Ora, sarò sentimentale, ma il finale mi ha fatto sussultare il cuore...ed è per merito del finale e di Bosco e Connie che il mio voto è di tre stelle e mezzo.


Citazione: "No, non è roba da polvere di stelle, da testa fra le nuvole, da fate in fondo al giardino. Ma per Dio, sì! Nel Jarro ce n'è eccome, di magia!"

domenica 13 marzo 2011

"Aiuto, Poirot", di Agatha Christie




Pagine: 220 circa


Breve trama: Paul Renault, miliardario francese, invia una richiesta d'aiuto a Poirot, spiegandogli di temere per la propria vita. Poirot si reca insieme a Hastings nel paese in cui è stato chiamato, ma scopre che Renault è appena stato ucciso con una pugnalata alla schiena...


Ho letto questo breve romanzo in due giorni e mi è piaciuto molto, come tutte le altre opere della Christie. La trama è avvincente, senza punti morti. A ogni pagina emergono nuovi dettagli, nuovi particolari apparentemente inspiegabili che spingono il lettore a divorare i capitoli uno dopo l'altro, nella speranza di arrivare a risolvere il mistero...

La coppia Poirot-Hastings è di una simpatia squisita, e mi sono fatta parecchie risate nel corso della lettura. Poirot mi ha conquistata (per l'ennesima volta) grazie alla sua intelligenza, alla sua arguzia, alla sua ironia, alla sua saggezza, al suo essere fuori dal tempo...e potrei continuare! Hastings mi piace per la sua umanità, la sua lealtà, i suoi limiti, il suo temperamento spontaneo e un po' impetuoso. Davvero due bei personaggi, che formano una squadra perfetta. Peccato che Hastings non affianchi Poirot in tutte le sue indagini.

sabato 12 marzo 2011

"Sasenka", di Sebag Montefiore Simon



Pagine: 622

Trama da ibs: San Pietroburgo, inverno 1916. La rivoluzione è alle porte. Davanti all'Istituto Smol'nyj per nobili fanciulle una governante inglese aspetta una ragazza, che però è attesa anche dalla polizia segreta dello zar: Sasenka Zejtlin ha solo sedici anni, un padre ricchissimo, una madre devota di Rasputin, e uno zio bolscevico che la converte alla causa rivoluzionaria. 1936: sposata con un compagno che ha fatto carriera, madre di due figli e direttrice di un mensile, Sasenka conduce una vita agiata all'interno dell'elite vicina a Stalin. Sopravvive alle purghe, ma alla vigilia della guerra commette un imperdonabile errore: per la prima volta in vita sua s'innamora veramente, con conseguenze impensabili per lei e per la sua famiglia. 1994: Più di mezzo secolo è trascorso, di Sasenka Zejtlin e dei suoi famigliari, dei colleghi e conoscenti, dello stesso Paese in cui hanno vissuto si sono perse le tracce... finché, Katinka, una giovane storica, viene incaricata di compiere una misteriosa ricerca. Destreggiandosi nei meandri degli archivi di partito, da poco aperti, Katinka mette insieme i pezzi di un puzzle drammatico che viene da un passato lontano e dimenticato, ma che riaffiora coinvolgendola ben più di quanto non avesse mai potuto immaginare...

Di questo romanzo ho apprezzato in particolar modo la prospettiva scelta dall'autore, lo storico Montefiore, che per rappresentare la Rivoluzione russa e lo stalinismo adotta il punto di vista dei bolscevichi più ferventi e oltranzisti, di quei militanti che rimasero fedeli sino alla fine al regime comunista, anche quando questo si rivoltò tirannicamente contro di loro. E' da brivido leggere di come questi comunisti convinti giustifichino tutti gli assassinii, le sparizioni e le torture perpetrate dal regime stalinista come necessarie e inevitabili. In virtù di quest'ottica interna al regime, i crimini del comunismo russo appaiono ancora più vili e raccapriccianti.
Questa prospettiva è, a mio parere, l'aspetto più interessante e nuovo del romanzo.
Altre cose non mi sono piaciute. Ho trovato irritante la storia di passione tra Benja e Sasenka a metà del libro (per fortuna si tratta di una parentesi che si esaurisce in fretta) e mi è stato impossibile capire gran parte delle scelte e dei sentimenti della protagonista, dai sedici anni alla morte. Come ha scritto un'altra lettrice su ibs, l'unico sentimento di Sasenka che comprendo è il suo amore incondizionato per i figli. In ogni caso, queste pecche (dovute tra l'altro al mio gusto personale) non compromettono la buona riuscita della lettura, che fa immergere in una delle pagine più nere del Novecento.

martedì 1 marzo 2011

"La ragazza dell'addio" di Giorgio Scerbanenco

Pagine: 323

Trama da ibs: "È un ragazzo onesto, sarà un buon marito per Milla...". Comincia così questo romanzo d'amore, vivo e appassionato, con personaggi veri, buoni e cattivi, allegri e tristi proprio come nella vita. Milla è una ragazza molto ricca, intelligente, buona e sensibile. Ha un solo difetto: è brutta. Ed è disperatamente innamorata di Martino, bello, povero e troppo onesto per sposarla per interesse. Martino è orgoglioso, vuole riuscire da solo: ma una mattina d'inverno, in un affollatissimo tram, decide di accettare la proposta dell'amico Filippo di aiutarlo a laurearsi, a patto che sposi Milla.


Ho iniziato a leggere questo libro una domenica pomeriggio e, dopo un inizio un po' incerto, mi sono lasciata risucchiare dalla storia di Milla e Martino, rimanendo incollata alle pagine per ore. Scerbanenco scrive bene. La sua scrittura è pulita, arriva dritta al punto senza bisogno di artifici retorici o di irritanti giri di parole. I suoi personaggi sono di spessore, tanto che alcuni non riesci a decidere se ti piacciano o meno, proprio come succede con le persone vere. Ho sentito molti lettori sostenere che il finale sia scontato...probabilmente è vero. Sta di fatto che se fosse finito diversamente, non mi sarebbe piaciuto tanto.


Citazioni:

"Scoppiò in singhiozzi per la pena di se stessa, per la disperazione di non poter mai guarire di quel male che aveva dentro",

"Tutto ciò che è troppo facile nasconde qualcosa di guasto, e lei lo vide subito",

"La notte era teneramente primaverile, proprio come tutti noi immaginiamo che debba essere una notte primaverile, ma come raramente accade che sia"


venerdì 18 febbraio 2011

"This lullaby" di Sarah Dessen


Letto in lingua originale

Pagine: 345

La storia è molto semplice: si racconta di una ragazza cinica che, grazie alla scoperta dell'amore, impara a fidarsi e a correre dei rischi. Insomma, a livello di contenuti niente di nuovo, niente che faccia drizzare le antenne. In compenso, l'autrice riesce a sviluppare bene la vicenda, e la scelta di concentrarsi su un argomento specifico (quello, appunto, della persona cinica che si ricrede) risulta azzeccata, perchè in questo modo l'evoluzione della vicenda evita di essere trattata in maniera superficiale. Molti autori di YA hanno la mania di mettere troppa carne al fuoco, nel tentativo di appassionare i giovani lettori, ma seguendo questo sistema finiscono con lo scrivere romanzi privi di spessore, che si dimenticano dopo poche settimane. Sarah Dessen, invece, è brava abbastanza da evitare questo tipo di errori e le sue storie sono semplici ma ben scandagliate.
Il ritmo di "This Lullaby" è altalenante. Ci sono parti piuttosto lente e noiose, altre in cui non riesci a staccare gli occhi dalle pagine.
Di questa autrice, avevo già letto "Dreamland" (sempre in lingua originale) e "Troppo vicino per starti lontano" (titolo originale "Lock and key"). Devo dire che le sue protagoniste mi sembrano tutte un po' simili...ma in "This lullaby" c'è il personaggio di Dexter a elevare il livello del cast. E' una figura divertente, fresca, tenera...verrebbe da strozzare Remy, che non se lo tiene stretto!
In conclusione, parlando di libri per adolescenti, "This Lullaby" non è affatto male. Se penso agli standard di "Twilight"& co., qui siamo a un livello superiore.

domenica 13 febbraio 2011

"American life" (film)

Titolo originale: "Away we go"



Di questo film ho apprezzato in particolar modo i due protagonisti, Burt e Verona. Lui è divertente, dolce e a volte un po' schizzato. Lei, invece, è una donna concreta e forte, che verso la fine del film dice al compagno: "L'unica cosa che possiamo fare è mettercela tutta per questa bambina. Non abbiamo il controllo su molto altro".
Non si tratta di due protagonisti a tutto tondo, sono entrambi personaggi piuttosto semplici, senza vere sfumature, ma si inquadrano bene nella storia, che è anch'essa essenziale.

Un'altra cosa che ho apprezzato in questo film è stato il tema della ricerca: quando Verona è al sesto mese di gravidanza, lei e Burt si mettono a cercare un luogo adatto per far crescere la loro bambina. Si fanno domande sul presente, sul futuro. E interrogarsi di fronte alla realtà è una buona cosa...dovrebbe diventare un'abitudine di tutti.

Tra i difetti del film, mi permetto di citare la lentezza, e il fatto che tutte le persone in cui Burt e Verona si imbattono siano tristi, squallide, o addirittura inquietanti (la coppia hippie era terrificante! Ma Maggie Gyllenhaal è sempre bravissima e bellissima).

In conclusione, l'ho trovato un buon film, ma più grazie ai protagonisti che alla storia raccontata.

sabato 12 febbraio 2011

"Un weekend da bamboccioni" (film)

Titolo originale: "Grown ups"
Visto in lingua originale


Premetto che amo Adam Sandler e i suoi film comico-demenziali: mi mettono di buonumore!
"Un weekend da bamboccioni" (solito titolo italiano poco azzeccato) è all'altezza delle aspettative: si tratta del classico, folle, allegro film alla Sandler & Dugan. Certo, parliamo di una storia senza pretese: non vuole essere una pellicola sofisticata, o importante, ma solo divertire e intrattenere, e secondo me ci riesce alla grande. Poi, sarò sentimentale, ma ho un debole per i film sulle rimpatriate tra amici...e in questo caso c'è anche una stupenda location a rendere il tutto più bello!

venerdì 11 febbraio 2011

"I giorni del tè e delle rose" di Jennifer Donnelly

Pagine: 638

Avevo acquistato questo romanzo attratta dalle ottime recensioni scovate in rete. Ebbene, come dice il proverbio: "Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio".
Il Publishers Weekly lo definisce un romanzo eccellente. Io non sono d'accordo. Tra le pecche oggettive e incontestabili cito:

1. l'inverosimiglianza di molte situazioni (che comunque, in un romanzo rocambolesco, ci potrebbe anche stare), 2. la presenza di personaggi stereotipati e noiosi (ci troviamo di fronte a una protagonista perfetta, a un innamorato altrettanto perfetto, a dei cattivi semplicemente cattivi), 3. i dialoghi spesso banali, con battute già sentite. Inoltre, ho avuto l'impressione che in alcuni passaggi l'autrice abbia tentato di innalzare il tono della scrittura col solo risultato di suonare pacchiana.
A livello di trama e coinvolgimento, si salva la prima parte, che ho letto con curiosità e scorrevolezza. Poi, da quando la protagonista si imbarca per New York, ho perso interesse e ho fatto fatica a proseguire la lettura. Negli ultimi capitoli ho anche saltato delle pagine, cosa per me insolita.

Concludendo, l'ho trovato un romanzo megalomane (vedi anche il coinvolgimento di figure come Jack lo Squartatore e i pittori impressionisti) e inutilmente lungo.

venerdì 4 febbraio 2011

"Lo squalo" (film)


Stasera mi è capitato di rivedere, dopo diversi anni, il film "Lo squalo".

Non so perchè, ma lo ricordavo molto più intenso, e sono rimasta delusa. Non ci ho trovato niente di eccezionale...o meglio, niente a che vedere con gli standard di Spielberg. Se penso a "E.T.", "Hook", "Schindler's list", "Jurassic Park"..."Lo squalo" in confronto è un film piuttosto insignificante...Eppure ha vinto diversi premi, tra cui tre oscar (di questi, si giustifica quello alla colonna sonora, che è davvero meritevole. Azzeccatissima...fa venire un'angoscia tremenda!).

I personaggi sono noiosi...l'unico che mi è davvero piaciuto è stato Quint, il pescatore pazzo. E il modo in cui viene ucciso lo squalo non mi è sembrata una degna conclusione. Senza contare che sono innumeravoli le scorrettezze a proposito degli squali stessi...

Insomma, film sopravvalutato.

lunedì 31 gennaio 2011

"Pierre e Jean" di Maupassant - Parte II


Confermo le mie impressioni iniziali. "Pierre e Jean" è una piccola gemma.
Maupassant racconta di un segreto ("l'infame segreto che solo loro conoscevano", "un veleno che egli portava, ormai, nelle vene") e di come questo segreto abbia annientato l'amore di un figlio, Pierre, per la madre, Louise.
Leggendo, sono rimasta colpita dalla scrittura di Maupassant, che è limpida, equilibrata, eppure capace di comunicare l'ossessione, la rabbia, la tristezza di un cuore che si sente tradito. Sono appunto i "profondi insondabili recessi del cuore" di Pierre che Maupassant esplora in questo libro.
Pierre è un personaggio squisitamente umano. E' assolutamente imperfetto, presuntuoso, geloso, rancoroso. Eppure si prova una forte empatia verso di lui, mentre gli altri personaggi -anche quelli "simpatici" come Jean- restano simili ad estranei.
Pierre, come scrive Picchi nell'introduzione, "è il primo personaggio maupassantiano scopertamente, irrimediabilmente solo". Egli non riesce a perdonare la madre del suo tradimento (a differenza di Jean, che la perdona immediatamente) e, forse proprio per questa sua incapacità di dimenticare, si auto-infligge una dura punizione: abbandonare la famiglia e la sua casa, per imbarcarsi su un transatlantico a esercitare la professione di medico. Sempre nell'introduzione di Picchi si scrive che a Pierre tocca in sorte "l'assurdo fardello di un'espiazione che non gli appartiene". Mi ha colpita la verità di quest'affermazione. In effetti Pierre non ha nessuna colpa: lui è il figlio legittimo, e pertanto non ha motivo di provare vergogna. Lui è l'unico membro della famiglia ad essere completamente innocente. Eppure...è proprio Pierre a pagare per la verità che è venuta a galla, mentre Jean, il figlio della relazione adulterina, accetta senza troppi travagli la confessione della madre e continua a perseguire il suo ideale di felicità borghese, contento che il fratello "scomodo" se ne vada lontano.

venerdì 28 gennaio 2011

"Pierre e Jean", di Maupassant - Parte I

Pagine: 144

Sono ancora all'inizio di questo breve romanzo di Maupassant, precisamente a pagina 35.
Non posso esprimere un giudizio definitivo prima di aver concluso la lettura, ma per il momento le mie impressioni sono positive. Mi incuriosisce la figura di Pierre...sarà che i personaggi imperfetti e infelici mi suscitano sempre un'immediata simpatia.

Si chiese: "dove vado?", cercando un posto che gli piacesse, che andasse bene per le sue condizioni di spirito. Non ne trovava, perchè si irritava di essere solo ma non voleva incontrare nessuno.

giovedì 27 gennaio 2011

"Il lupo e la colomba", di Kathleen Woodiwiss

Pagine: 591
Ebbene, ho acquistato questo romanzo della Woodiwiss col desiderio di godermi una lettura leggera, che fosse piacevole e che mi trasportasse in un mondo lontano. La trama prometteva bene: Inghilterra, 1066. Una storia d'amore ai tempi di Guglielmo il Conquistatore.
Ho iniziato a leggere con buone aspettative. Ma quasi subito mi sono resa conto che qualcosa non funzionava. Perchè la storia non era piacevole e stimolante. Era semplicemente scritta male.
Ecco quello che ho rilevato.
L'autrice ha appesantito una trama di per sè scadente infarcendola di eventi completamente inutili, che non contribuiscono nè ad approfondire i caratteri dei personaggi, nè a tratteggiare con più precisione l'ambientazione storica della vicenda. Si ha l'impressione che il romanzo manchi di una struttura solida e che la narrazione proceda un po' a caso, senza rispondere a un vero disegno.
Anche i personaggi mi hanno lasciata perplessa. Sono tutte figure statiche, granitiche, uguali dall'inizio alla fine. L'unico che parzialmente compie un suo percorso (seppur superficiale e prevedibilissimo) è Wulfgar, il protagonista maschile. Ma in linea di massima, non c'è nessuna figura interessante e complessa: o si è buoni (e perfetti fino alla nausea, come l'eroina Aislinn), o si è disgustosamente crudeli, in una visione dell'essere umano piuttosto inverosimile. Sfumature pari a zero. O è bianco, o è nero, in questo romanzo della Woodiwiss.
Dal punto di vista contenutisco, mi ha lasciata perplessa l'idea di amore che emerge nel corso della storia. L'Amore con la A maiuscola è ridotto a un sentimento superficiale, che non nasce col tempo e con la conoscenza reciproca, ma che scoppia immediato come riflesso o conseguenza dell'incontenibile attrazione fisica. Mah. Non mi convince. Non credo che le cose stiano esattamente così.
Non sono un'esperta di romanzi d'amore. Questo è il primo vero e proprio "romance" che leggo. Ma credo si possa fare di meglio.