martedì 12 luglio 2011

"Perché l'amore qualche volta ha paura", di Guillame Musso


Voto: 2/5
Pagine: 304
Trama: Gabrielle ha avuto solo due uomini nella vita. Suo padre e il suo primo amore. Uno è il ladro di opere d'arte più ricercato al mondo, l'altro è un poliziotto di fama internazionale. Anni fa li ha persi entrambi, ora il destino decide di farglieli incontrare di nuovo...
Devo dire che questo romanzo di Musso mi è piaciuto meno del primo.
Gli ingredienti sono sempre gli stessi: una trama ben congegnata (inverosimile, ma comunque ben congegnata, con tutti gli elementi che si incastrano a dovere), personaggi feriti alla ricerca della felicità, scrittura scorrevole (anche se in questo romanzo mi è sembrata più pretenziosa rispetto a "Quando si ama non scende mai la notte"). Insomma, i due libri sono scritti secondo la stessa logica: quella di offrire una storia avvincente, che catturi il lettore. Eppure, l'altro romanzo era più bello, mi aveva coinvolta di più (non per niente, l'avevo divorato in una sera). Probabilmente la sua trama e i suoi personaggi mi erano più congeniali...Con questo secondo Musso, invece, ho fatto più fatica. Comunque il genere è sempre lo stesso, quindi chi ama l'autore può leggerlo senza temere bizzarre sorprese.
Citazione: "Lei non era così: non era né cool né affascinante né positiva. Si trascinava un malessere persistente e preferiva il rigore dell'inverno newyorchese al tiepido clima californiano"

martedì 5 luglio 2011

"Valle dell'erica", di Elinor Childe

Pagine: 224
Voto: 2/5
No, non è un libro molto valido (per fortuna l'ho pagato solo 3 euro e 75 centesimi!).
I dialoghi sono assurdi, sembra che tutti i personaggi siano pozzi di cultura, capaci di snocciolare citazioni e aforismi in qualsiasi frangente...neanche avessero un florilegio al posto del cervello.
La sintassi, poi, è di una pesantezza immotivata, con periodi lunghi e complessi spesso senza sostanza!! Sembra che l'autrice sia convinta che per scrivere bene sia necessario scrivere complicato. Niente di più lontano, a mio parere, dalla verità. Un bravo scrittore si svela nell'esprime con naturalezza anche i pensieri più profondi e intricati (magistrale, in questo senso, Maupassant, che mi ha colpito non poco per questa sua capacità nel romanzo "Pierre e Jean").
Insomma, per me, una lettura negativa.

venerdì 1 luglio 2011

"La donna in bianco" di Wilkie Collins

Pagine: 688
Voto: 3.5/5

"La donna in bianco" mi è piaciuto senza farmi impazzire. Sarà che, nel panorama della letteratura anglosassone, sono abituata a scovare dei veri gioiellini (vedi "Il mulino sulla Floss", "Mansfield Park", "Cime tempestose", "Tess dei d'Urberville", ma anche il più recente "La canonica di Framley"). Di conseguenza, quando leggo un classico inglese, le mie aspettative sono molto alte.
"La donna in bianco" è un buon romanzo, sostanzioso eppure scorrevole, con alcuni personaggi tratteggiati magistralmente (su tutti, il conte Fosco); tuttavia non è riuscito a sorprendermi come avrei voluto. Il mistero non era poi questo granché...ne avevo letto tante lodi sperticate, ma non riesco a condividerne l'entusiasmo.