mercoledì 20 aprile 2011

"I cani e i lupi", di Irene Nemirovsky

Pagine: 234


Voto: 3.5/5


Questo è il primo romanzo che leggo di Irene Nemirovsky, scrittrice osannata dalla critica e da poco riscoperta anche dal grande pubblico. L'impressione che ne ho tratto è decisamente positiva e prossimamente acquisterò altri suoi libri.

La Nemirovsky ha una capacità descrittiva eccellente. I suoi personaggi, mentre vengono presentati, si materializzano davanti ai nostri occhi senza nulla di macchinoso o forzato. Alcune immagini, poi, mi hanno davvero colpito, come quella di due "grandi occhi scintillanti e foschi al contempo, come la fiammela di una lampada a olio". Si tratta di immagini semplici, eppure così precise ed azzeccate da destare stupore.

Anche gli animi dei suoi personaggi sono sondati con cura, e non solo quelli dei protagonisti. Mi vengono in mente i due zii di Harry, figure assolutamente marginali che pure vengono presentati dettagliatamente, così che nel giro di poche pagine il lettore ne ha un'idea ben definita. La Nemirovsky non trascura niente. Il suo romanzo è come un organismo in cui tutte le componenti sono importanti, anche quelle apparentemente più trascurabili. I personaggi che mi sono piaciuti di più sono stati Ada e Ben. Ada mi ha colpito per una questione puramente istintuale: l'ho sentita simile a me, e non a caso nel corso della lettura ho sottolineato diversi passaggi in cui, mentre l'autrice parlava della sua protagonista, mi sembrava che scrivesse di me! Ben, invece, mi ha colpito per l'originalità del suo carattere. Non è un personaggio simpatico e non è facile provare empatia nei suoi confronti, eppure colpisce. E' astuto, intelligente, e la sua capacità di non provare affezione per niente e nessuno lo rende quasi sovrumano.

Altra cosa azzeccata di questo libro, il titolo, "I cani e i lupi", che implica la presenza di due nature diverse, una addomesticata e una selvaggia, e in effetti questa duplicità è una delle componenti essenziali del romanzo. I cani sono i personaggi come Harry e la sua famiglia: quelli che provengono da un mondo "selvaggio" ma che lo hanno abbandonato, per entrare a far parte di un ambiente ricco, composto, ordinato. In altre parole, i cani sono gli ebrei che si sono lasciati addomesticare, per integrarsi nel mondo dei gentili. Poi ci sono i lupi, come Ada e Ben. E' proprio quest'ultimo a far emergere la forte differenza che separa i due mondi, quando spiega ad Ada perchè tra lei ed Harry non potrà funzionare: "L'hai riportato a forza tra di noi, tra la marmaglia giudea, tra gli avventurieri, gli emigrati, i meteci. Lui che aveva buone conoscenze, una famiglia, un patrimonio, che aveva sposato una francese! Te l'immagini? Te l'immagini il contrasto?"

Il motivo per cui non do un voto più altro di 3.5 è duplice. Da una parte perchè sono rimasta un po' delusa: leggendo le recensioni in rete, mi ero convinta che questo romanzo sarebbe stato una di quelle letture fulminanti che lasciano un segno indelebile. In realtà, l'ho trovato semplicemente un buon romanzo, un libro valido...ma niente di sconvolgente. In secondo luogo, la trama non mi ha coinvolta in modo particolare, soprattutto a causa dei frequenti salti temporali. Tendo a preferire i romanzi che si concentrano su un unico periodo, senza ellissi significative.

In ogni caso, è un romanzo assolutamente consigliabile.

Credo che il mio prossimo acquisto nemirovskiano sarà "Suite francese".


Citazioni


E che desidera Harry? Qualcosa al di sopra di lui, certo, come sto facendo io...Qualcosa di talmente grande, e in cui è racchiusa ogni felicità, da essere irraggiungibile.


"Ma io non sono una donna" pensava. "Ci sono persone senza età, e io appartengo a questa categoria. A dodici anni ero una vecchia, e quando avrò i capelli bianchi sarò, nell'animo, tale e quale a oggi".

mercoledì 13 aprile 2011

"Il castello di Crowley", di Elizabeth Gaskell

Pagine: 94 Voto: 3/5
Trama: una short story ambigua e crudele dove un anziano custode che fa da guida nelle rovine di un castello normanno racconta a frammenti la storia della protagonista, come un racconto di formazione femminile intorno a una colpa segreta.


"Il castello di Crowley" è un racconto, non un romanzo, e già questo influenza parzialmente il mio giudizio. Perchè io non sono una grande fan dei racconti. Prediligo le storie di ampio respiro, quelle che ti risucchiano nel loro vortice e che ti fanno immedesimare nei personaggi. Forse è un approccio alla lettura vagamente infantile, ma... così è! Per questa mia innata freddezza verso i racconti, la storia della Gaskell non è riuscita a catturarmi del tutto. La lettura è stata troppo veloce, è scivolata via prima che avessi il tempo di sentirla mia.

D'altra parte, se metto da parte le sensazione soggettive e mi concentro obiettivamente sul testo, non posso che dirne bene: la scrittura è semplice, pulita, ma allo stesso tempo curata (trattasi di quel tipo di scrittura che oggi è in via di estinzione...). Anche la scorrevolezza è un punto forte di questo racconto: la trama è accattivante e una volta iniziato a leggere non si riesce a smettere fino a storia conclusa.

Alla fine, mettendo sulla bilancia i pro e i contro, ne esce un 3/5.

"Germinale" di Emile Zola

Pagine: 530

Voto:4/5




Ok, il cuore è pesante e viene voglia di strapparselo dal petto. Il senso di solitudine inghiotte. E quale momento migliore per ascoltare Nick Cave e recensire "Germinale" di Zola?


Trama da ibs: Étienne Lantier, figlio di Gervaise Macquart, trova impiego nelle miniere del Nord della Francia, all'epoca della prima rivoluzione industriale. Sconvolto dalle durissime condizioni di vita dei minatori, Étienne organizza la resistenza, ma lui stesso, insieme alla ragazza di cui è innamorato e al rude amante di lei, finirà per rimanere intrappolato in una galleria.


"Germinale" è un libro tosto che, mentre lo leggi, ti fa spronfondare all'inferno. Basta la miniera in cui gli operai lavorano ogni giorno a far pensare immediatamente al luogo dell'eterna dannazione: c'è un caldo bruciante, i cunicoli sono tanto stretti che lavorando ci si scortica la pelle, l'aria che si respira è malsana, soffocante, e il rischio di esplosioni è onnipresente. Ed è buio, tanto buio, perchè si è sotto terra. Io stessa, mentre leggevo, provavo una sensazione di claustrofobia e disagio. Volevo uscire dalla miniera.

Ma l'inferno dei minatori non è solo questo. La vita alla luce del sole non è tanto migliore di quella sotterranea. La povertà è totale, ed è resa ancora più odiosa dalla presenza dei grassi borghesi, omuncoli chiusi nel loro mondo di opulenza e benessere, convinti che i minatori non abbiamo motivo di essere scontenti.

Dopo la povertà, ciò che più colpisce nella vita dei disgraziati protagonisti, è lo squallore. Le ragazze vengono sverginate con la forza, prima ancora di essere diventate donne. Il sesso è l'unico piacere che i minatori possono concedersi, perchè non costa niente, e allora diventa quasi un'ossessione, viene fatto ovunque e in qualunque momento: nei cunicoli della miniera, per le strade del villaggio, in mezzo all'erba dei campi. E i bambini sono inquietantemente precoci. Tra tutti i personaggi, quello che più mi ha turbato è stato Jeanlin, bambino sadico e crudele, che tiranneggia sui suoi amichetti e che arriva a compiere un omicidio per il semplice gusto di farlo. E' una figura tanto angosciante, che nella mia testa lo immaginavo involontariamente con l'aspetto di Gollum (sì, la creatura consunta de "Il signore degli anelli").... Insomma, quella dei minatori è davvero una vita d'inferno, dalla quale sembra non esserci via d'uscita (tanto che uno dei personaggi, Suvarin, estremista di origini russe, ritiene che l'unica soluzione per ottenere giustizia sia sterminare gran parte del genere umano e ricominciare da capo).

Nonostante tutto questo, nonostante "Germinale" sia una storia cupa e per certi versi agghiacciante, è una lettura che consiglierei. E' un romanzo impregnato di umanità, con dei personaggi che restano nel cuore, come Etienne, Catherine e i coniugi Maheu. E' un romanzo dove è rappresentato con forza inaudita il desiderio proprio di ciascun cuore umano, quel desiderio che ci rende tutti uguali: l'anelito alla felicità. E' un romanzo scritto magistralmente, che riesce a suscitare emozioni fortissime: si odia, si ama, si spera, si prova angoscia...non si può provare indifferenza.


Citazione: "E' necessario un angoletto di menzogna, dove ci si diverte a regalarsi le cose che non si potranno mai possedere"

martedì 5 aprile 2011

"Rosa d'inverno", di K. E. Woodiwiss

Pagine: 488



Voto: 1/5




Trama da ibs: "Inghilterra, 1792. Lord Saxton è un uomo potente e crudele. Le fiamme di un furioso incendio gli hanno sfigurato il volto, che da allora cela sotto una maschera di cuoio. Al "mostro" " viene data in sposa la giovane e delicata Erienne da un padre privo di scrupoli. Il destino della sfortunata ragazza pare segnato. A meno che non riesca a scoprire chi si nasconde veramente dietro quella maschera".




Di recente, ho acquistato tre libri con un solo scopo: quello di avere a disposizione una lettura leggera. I tre libri in questione sono "I giorni del tè e delle rose", "Il lupo e la colomba" e "Rosa d'inverno". Ebbene...sono state le letture peggiori dell'ultimo periodo. Non mi limiterei a definirle inutili (come capita che sia, nel 90% dei casi, un romanzo leggero), ma aggiungerei "irritanti e noiosi".

Ho fatto una fatica ad arrivare fino alla fine senza saltare pagine...ma ce l'ho fatta! -->Nadia eroica<--

Che dire? Mi sembra inutile recensire questo romanzo: i difetti sono sostanzialmente quelli rilevati con gli altri due libri incriminati sopra: personaggi di un'inverosimiglianza fastidiosa, trama allungata con insulsaggini a profusione, romanticismo dozzinale...

In conclusione, ho dato una chance al genere romance (anzi, gliene ho date tre), e ho capito che non fa per me. Ho provato e ho scoperto.