Confermo le mie impressioni iniziali. "Pierre e Jean" è una piccola gemma.
Maupassant racconta di un segreto ("l'infame segreto che solo loro conoscevano", "un veleno che egli portava, ormai, nelle vene") e di come questo segreto abbia annientato l'amore di un figlio, Pierre, per la madre, Louise.
Leggendo, sono rimasta colpita dalla scrittura di Maupassant, che è limpida, equilibrata, eppure capace di comunicare l'ossessione, la rabbia, la tristezza di un cuore che si sente tradito. Sono appunto i "profondi insondabili recessi del cuore" di Pierre che Maupassant esplora in questo libro.
Pierre è un personaggio squisitamente umano. E' assolutamente imperfetto, presuntuoso, geloso, rancoroso. Eppure si prova una forte empatia verso di lui, mentre gli altri personaggi -anche quelli "simpatici" come Jean- restano simili ad estranei.
Pierre, come scrive Picchi nell'introduzione, "è il primo personaggio maupassantiano scopertamente, irrimediabilmente solo". Egli non riesce a perdonare la madre del suo tradimento (a differenza di Jean, che la perdona immediatamente) e, forse proprio per questa sua incapacità di dimenticare, si auto-infligge una dura punizione: abbandonare la famiglia e la sua casa, per imbarcarsi su un transatlantico a esercitare la professione di medico. Sempre nell'introduzione di Picchi si scrive che a Pierre tocca in sorte "l'assurdo fardello di un'espiazione che non gli appartiene". Mi ha colpita la verità di quest'affermazione. In effetti Pierre non ha nessuna colpa: lui è il figlio legittimo, e pertanto non ha motivo di provare vergogna. Lui è l'unico membro della famiglia ad essere completamente innocente. Eppure...è proprio Pierre a pagare per la verità che è venuta a galla, mentre Jean, il figlio della relazione adulterina, accetta senza troppi travagli la confessione della madre e continua a perseguire il suo ideale di felicità borghese, contento che il fratello "scomodo" se ne vada lontano.
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